RINCHIUSA

Ideazione: Korekané
Collaborazione alla regia: Angela Malfitano
Con: Tamara Balducci, Chiara Cicognani,
Simona Matteini, Stefania Tamburini, Monica Vandi.

Musiche: Alberto Guiducci
Coreografie: Orietta Fossi

Al centro di tutto c’è il luogo.
Un luogo dove tutto può accadere, come la mente.
Dentro al luogo cinque donne.
Una lunga danza dentro la psiche umana macchiata dalla follia.
Una cronaca dei fatti scarna e cruda che denuncia le atrocità del manicomio.
Ma anche la profonda analisi di chi, in queste strutture, ha lavorato.
Il sacrificio, il coraggio, la grande forza delle infermiere.
Cinque storie si scontrano e poi si fondono come strumenti in una sinfonia.
I volti si deformano e appaiono fantasmi, visioni di un io doloroso e delirante.
Il corpo non risponde più ai comandi e si ribella, perennemente costretto nella gabbia di contenzione.
Le sbarre disegnano ombre sulle pareti bianche, il delirio si fa sempre più intenso.

Note
Lo spettacolo ha vinto il Premio alla Produzione organizzato dall’Associazione AR.TRO.SI di Rimini. Ha debuttato il 15 luglio 2002 alla rassegna 'Voci nel Castello' di Misano Monte (RN).
E' stato poi rappresentato per la rassegna 'Mirando Babele' il 17 Gennaio 2003 a Pianoterra, ed ha proseguito la sua tournee in Provincia di Rimini, a Bologna, Vicenza, Schio, ecc...

Angela Malfitano
Ho collaborato alla messa in scena di "Rinchiusa" con la curiosità e lo sgomento di chi scopre una realtà così vicina a tutti noi e che tuttavia ci viene evitata o evitiamo di conoscere e approfondire.
Artisticamente ho cercato di dare unità al percorso scenico di ogni personaggio e al tempo stesso di tutto il gruppo di donne che si muove sulla scena, poiché le attrici sono sempre in scena. Sono semplici esseri umani a contatto con le proprie paure, bisogni, emozioni e non ultimo i problemi fisici e fisiologici.
Il corpo acquista un importanza di rilievo in manicomio e così è anche sulla scena.
Ogni oggetto ha pure un suo percorso come se fosse un "corpo", così come le relazioni tra i personaggi.
Gli scritti usati per la scena provengono da poesie o biografie o autobiografie di artiste che hanno avuto sì fama, ma sempre una fama postuma alla loro vicenda in ospedale psichiatrico; ecco perché si può dire che queste donne sono speciali mentre le vediamo in scena, non tanto perché alcune sono figure ispirate a poetesse come Alda Merini, ma perché il loro essere "speciali" consiste nell'essere semplicemente rinchiuse. E rinchiuse in una situazione di comunità che vivifica e fa emergere in maniera a volte violenta, altre subdola, a volte persino grottesca, le manifestazioni più profonde dell'anima e della psiche. È stato un viaggio che definire interessante è molto riduttivo; un viaggio di educazione all'umiltà, al rispetto per delle vite così indifese e sofferte, un viaggio che non dovrebbe finire mai.

GALLERIA

  
 
 
  
 
 


Immagini tratte dallo spettacolo tenuto il 17 Gennaio 2003 a Pianoterra

 
 
 

Recensione Alessandro Carli La voce di Rimini