USTIONS dai romanzi di Paolo
Nori I testi di Paolo Nori vengono rappresentati per gentile concessione di Giulio Einaudi Editore. Paolo Nori, nato
a Parma nel 1963, ha scritto “Le cose non sono le cose”
(Fernandel), “Bassotuba non c'è”, “Spinosa”,
“Diavoli”, “Grandi ustionati”, “Si chiama
Francesca, questo romanzo” (Einaudi Tascabili Stile Libero), “Gli
scarti” (Feltrinelli), che hanno tutti come protagonista Learco
Ferrari. Grandi
ustionati a me sembra che sia come la frase di Shinkarev che ha come
epigrafe: Quando penso che la birra è fatta di atomi, mi passa
la voglia di bere. Ustions… perché? Per capire come vive una persona che subito una forte ustione? Quali sono le sue domande? Come cambia, durante la degenza in ospedale, la sua psicologia? Cosa ricorda dell’incidente? Queste e tante altre domande mi sono fatto analizzando il testo che abbiamo deciso di mettere in scena e ho cercato di dare una psicologia ben precisa a Learco, per evidenziare tutte le emozioni che lo hanno percorso durante i mesi trascorsi in ospedale. Lo spazio in cui si muove Learco è un “non luogo” (forse è la sua stanza), quello in cui accadono le cose, ma anche quello della mente, dove pensieri, riflessioni e ricordi si materializzano, prendono una forma ben precisa, estranea al luogo, ma, allo stesso tempo, compatibile con il “non luogo” (forse è la sua mente). Il passaggio del tempo avviene non solo attraverso ciò che Learco vive nel presente, ma anche, e soprattutto, attraverso il ricordo di un passato recentissimo. Il suo calendario subisce forti sbalzi e il tempo passa ora in modo repentino, ora lentamente come un pachiderma. Così, attraverso le testimonianze delle persone che circondano Learco in ospedale, lui riesce a ricostruire quel buco che si era creato nella sua memoria subito dopo l’incidente. Marco
ha quella spontaneità e quella pacata inquietudine che mi ha
fatto subito pensare che lui sarebbe stato un ottimo Learco. Come tutti
i monologhi, per l’attore, ma anche per il regista, è una
grossa sfida. Tenere l’attenzione e l’interesse del pubblico
per più di un’ora, poi non è facile quando l’argomento
non è dei più comici. Raccontare un’ustione è
cosa complicata. Per questo il lavoro mi è sembrato stimolante.
Marco ha molte cose da dire, il suo coraggio sta proprio nel perseguire
un preciso scopo: esprimere un malessere, un disagio che tutti, chi
più chi meno, conosciamo. Il mio tentativo è quello di
renderlo ‘fuor di scena’ pur essendo in scena. Appena
l’ho incontrato, il personaggio di Learco Ferrari, ho sentito
una certa sintonia tra noi due. Intanto perché lui scrive come
uno che parla, e ciò non è poco. Questa cosa mi ha dato
subito un senso di serenità. Ooh!, Via tutte le sovrastrutture
della parola scritta! Ci si sente più liberi, e non rompete i
maroni! Poi perché attraverso una continua analisi su se stesso
e sul mondo che lo circonda, Learco, si prende in giro e prende in giro
la realtà in cui viviamo con le sue nevrosi ed i suoi lati assurdi
e frenetici. Conoscere Learco attraverso quello che scrive è
come fare una seduta dallo psicologo, divertente però. Ti colleghi
con lui, con la sua testa, con il suo inarrestabile flusso di coscienza
e parti anche tu per il tuo viaggio. DATI
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