USTIONS
c’è qualcuno che pensa che sto ancora bruciando

dai romanzi di Paolo Nori
riduzione teatrale Chiara Cicognani
regia Alberto Guiducci
con Marco Bianchini

I testi di Paolo Nori vengono rappresentati per gentile concessione di Giulio Einaudi Editore.

Paolo Nori, nato a Parma nel 1963, ha scritto “Le cose non sono le cose” (Fernandel), “Bassotuba non c'è”, “Spinosa”, “Diavoli”, “Grandi ustionati”, “Si chiama Francesca, questo romanzo” (Einaudi Tascabili Stile Libero), “Gli scarti” (Feltrinelli), che hanno tutti come protagonista Learco Ferrari.
Ha poi scritto “Pancetta” (Feltrinelli), che parla del poeta Velimir Chelbnikov, e, insieme a Marco Raffaini, una Storia della Russia e dell'Italia in cui compaiono sia Velimir Chlebnikov che Learco Ferrari. Ha tradotto e curato l'antologia degli scritti di Daniil Charms “Disastri” e una recente edizione di Un eroe dei nostri tempi, di Lermontov.

Grandi ustionati a me sembra che sia come la frase di Shinkarev che ha come epigrafe: Quando penso che la birra è fatta di atomi, mi passa la voglia di bere.
Paolo

Learco Ferrari è un trentacinquenne emiliano che guarda il mondo e ce lo racconta a modo suo.
Quando lo incontriamo è in ospedale, a causa di un incidente automobilistico che gli ha procurato ustioni sul trenta per cento del corpo. Nonostante la vicenda dolorosa che lo ha condotto fino a qui, Learco riesce a raccontarci l’assurdità del posto in cui si trova e delle situazioni che vive come se fosse dentro un romanzo. Nasce così Ustions, il racconto di una degenza che è anche lo specchio di un mondo, di una società, quella in cui vivono Learco e i suoi ‘cosiddetti coetanei o quasi coetanei’, ‘tutti malati di micropsichia (scarsa fiducia nelle proprie possibilità)’.
Chiara

Ustions… perché? Per capire come vive una persona che subito una forte ustione? Quali sono le sue domande? Come cambia, durante la degenza in ospedale, la sua psicologia? Cosa ricorda dell’incidente? Queste e tante altre domande mi sono fatto analizzando il testo che abbiamo deciso di mettere in scena e ho cercato di dare una psicologia ben precisa a Learco, per evidenziare tutte le emozioni che lo hanno percorso durante i mesi trascorsi in ospedale. Lo spazio in cui si muove Learco è un “non luogo” (forse è la sua stanza), quello in cui accadono le cose, ma anche quello della mente, dove pensieri, riflessioni e ricordi si materializzano, prendono una forma ben precisa, estranea al luogo, ma, allo stesso tempo, compatibile con il “non luogo” (forse è la sua mente). Il passaggio del tempo avviene non solo attraverso ciò che Learco vive nel presente, ma anche, e soprattutto, attraverso il ricordo di un passato recentissimo. Il suo calendario subisce forti sbalzi e il tempo passa ora in modo repentino, ora lentamente come un pachiderma. Così, attraverso le testimonianze delle persone che circondano Learco in ospedale, lui riesce a ricostruire quel buco che si era creato nella sua memoria subito dopo l’incidente.

Marco ha quella spontaneità e quella pacata inquietudine che mi ha fatto subito pensare che lui sarebbe stato un ottimo Learco. Come tutti i monologhi, per l’attore, ma anche per il regista, è una grossa sfida. Tenere l’attenzione e l’interesse del pubblico per più di un’ora, poi non è facile quando l’argomento non è dei più comici. Raccontare un’ustione è cosa complicata. Per questo il lavoro mi è sembrato stimolante. Marco ha molte cose da dire, il suo coraggio sta proprio nel perseguire un preciso scopo: esprimere un malessere, un disagio che tutti, chi più chi meno, conosciamo. Il mio tentativo è quello di renderlo ‘fuor di scena’ pur essendo in scena.
Alberto

Appena l’ho incontrato, il personaggio di Learco Ferrari, ho sentito una certa sintonia tra noi due. Intanto perché lui scrive come uno che parla, e ciò non è poco. Questa cosa mi ha dato subito un senso di serenità. Ooh!, Via tutte le sovrastrutture della parola scritta! Ci si sente più liberi, e non rompete i maroni! Poi perché attraverso una continua analisi su se stesso e sul mondo che lo circonda, Learco, si prende in giro e prende in giro la realtà in cui viviamo con le sue nevrosi ed i suoi lati assurdi e frenetici. Conoscere Learco attraverso quello che scrive è come fare una seduta dallo psicologo, divertente però. Ti colleghi con lui, con la sua testa, con il suo inarrestabile flusso di coscienza e parti anche tu per il tuo viaggio.
Anche quando racconta la sofferenza e i dolori lo fa in una maniera divertente, quasi soave. Riesce a sorridere e a farti sorridere anche sulle cose più dolorose e spiacevoli. Non smette mai di indagare se stesso e quindi tutti noi che lo leggiamo, abitanti di questo mondo occidentale in questo inizio di millennio. La continua crisi di Learco è proprio quella di tutti noi che ci facciamo delle domande in questo strano momento storico. Si perché ci sono anche quelli che le domande non se le fanno più da un bel pezzo e si addormentano alle 20,45 sul divano davanti alle veline o a uno in giacca e cravatta che ci racconta di quanto siamo buoni a portare la democrazia e la pace (con le bombe) nel mondo dei cattivi.
Marco


DATI TECNICI:
Durata: 1ora e 20 minuti
Palco dim. min.: 6mt. X 8mt. Con cantinelle perimetrali
Fari: 1 sagomatore, 12 PC 1000w con bandiera
Impianto amplificazione audio: lettore CD

INCONTRO CON L’AUTORE:
Korekané propone, in occasione dello spettacolo teatrale, l’incontro con la compagnia e Paolo Nori, autore del libro ‘Grandi Ustionati’ da cui è tratto lo spettacolo.

INFO E CONTATTI:
Korekané - Via Simbeni, 2/d
47900 Rimini – tel. 0541 743744 – cel. 347 2612981
www.korekane.com, info@korekane.com

GALLERIA